I Balbali, gli uomini di pietra
Articolo di Stefano Berra
I Balbali, gli uomini di pietra
Articolo di Stefano Berra pubblicato sul libro “Le Vie della Seta – Duemila anni di storia e storie da Costantinopoli a Xian” Infinito Edizioni, 2023
I Balbali, gli uomini di pietra
Il Kirghizistan è il paese dell’Asia Centrale dove miti, credenze e storia si mescolano ancora oggi con la vita della popolazione locale e dove dietro ogni montagna, ogni pietra, ogni lago si nascondono leggende e gesta tramandate da secoli.
Anche la parola Kyrgyz deriva dal mito, significa infatti “40 tribù” in riferimento al poema epico nazionale Manas in cui 40 tribù capeggiate dal guerriero Manas si unirono per combattere i loro vicini per l’indipendenza del Kirghizistan. Questa resistenza è simboleggiata ancora oggi dal sole giallo dai 40 raggi al centro della bandiera del Kirghizistan.
Nonostante la maggior parte della popolazione sia musulmana, le genti che popolano il paese non hanno mai smesso di seguire antiche pratiche come l’adorazione di pietre e riti sciamanici. Uno dei simboli di un passato misterioso e ignoto in cui potrete imbattervi girando per il paese sono i Balbali, monumenti funerari ancestrali incisi nella pietra.
Questi monoliti di pietra variano da circa 30 centimetri ai 3 metri e sono delle antiche stele funerarie che i nomadi locali costruivano per ricordare gli esponenti più eminenti della loro comunità.
La parola “Balbal” deriva da una parola di lingua turca che significa “Antenato”.
Queste pietre raffigurano principalmente uomini (ma sono state trovate anche figure femminili) che reggono una sorta di piatto o coppa hanno appeso alla cintura una spada o un pugnale.
Una prima interpretazione di studiosi e archeologi era che attraverso il piatto o la coppa si assicurasse che la persona deceduta non soffrisse la fame nell’aldilà.
Un’altra interpretazione invece, tenendo sempre conto della storia delle tradizioni dei popoli passati in Asia Centrale, menzionerebbe un guerriero con in mano una coppa dal preciso significato simbolico: la coppa è l’emblema della fedeltà al sovrano.
La spada invece rappresentava un guerriero o un uomo con un grande potere, come un capo tribù, un sovrano o addirittura uno sciamano.
Sono state rinvenute anche delle piccole pietre di fianco a questi guerrieri di pietra che sembra rappresentassero gli uomini uccisi durante la loro vita.
Un’ulteriore interpretazione è che non siano state erette dove sono state sepolte le persone più importanti e con maggior prestigio e potere ma bensì rappresentino l’immagine di un nemico ucciso in battaglia.
Uno degli aspetti più interessanti, e che smorza un po’ di quell’alone di mistero segreto che li circonda, è che nonostante la maggior parte delle pietre siano state scolpite in modo primitivo e grossolano, hanno però delle espressioni facciali molto diverse tra loro e fantasiose.
La figura a volte ha solo un corpo piatto, altre volte indossa gioielli e possiede caratteristiche più definite (secondo gli esperti le statue più dettagliate sono state fatte in un periodo successivo).
Questi idoli in pietra si trovano incastonati nel terreno con la funzione quindi di ricordare le persone defunte, questo perché nel passato alcune tribù nomadi credevano che durante il primo anno dal decesso i defunti potessero ancora vivere nel corpo dei Balbali.
Una volta costruiti, i Balbali venivano infatti tenuti nella yurta di amici, parenti e familiari per un anno, per poi essere spostati e posizionati sulla tomba del defunto, con lo sguardo rivolto verso Est, poiché il sole e il nuovo giorno nascono da Oriente.
Essendo popolazioni nomadi che si spostavano da una regione all’altra, questi monumenti ancestrali avevano quindi anche lo scopo di segnalare dove si trovavano le tombe dei loro cari e il luogo in cui riposava il loro antenato (come delle lapidi ai giorni nostri).
I Balbali hanno quindi un valore storico fondamentale poiché sorgono in territori abitati dagli antichi nomadi della steppa di origine turca o mongola, che poco o nulla hanno lasciato come monumenti storici sul territorio (al contrario di popoli stanziali come gli Egizi e le loro Piramidi, per esempio).
Questi popoli nomadi non costruivano né case né edifici in quanto vivevano nelle yurte e tutto ciò di cui avevano bisogno era smontato di volta in volta e caricato sui cavalli per spostarsi in una nuova regione senza lasciare quindi nessuna traccia della loro presenza sul territorio.
I Balbali rappresentano quindi una importantissima memoria e reperto storico di come vivevano all’epoca tra questi impervi territori dell’Asia Centrale.
Oggi è possibile trovare Balbali in diverse parti del paese. Sono presenti nei musei, come la collezione nel Museo Storico della capitale Bishkek, ma se preferite vederli all’aria aperta li potete trovare prendendo un semplice taxi (un’ora e mezza di macchina) a circa 80 chilometri dalla capitale vicino alla Torre di Burana, dove vicino a questo antico minareto sono presenti diversi Balbali di varie forme, dimensioni ed epoche (questi risalgono infatti al VII-X secolo).
Si possono trovare statue costruite in periodi di tempo molto lontani tra loro in quanto la tradizione di costruire i Balbali è andata avanti per diverse epoche e in Kirghizistan si trovano quelli eretti tra il VI e il XVIII secolo circa.
Nonostante in passato se ne potessero trovare un po’ ovunque sparsi per il paese, con l’avvento dell’Islam nelle steppe e tra le montagne dell’Asia Centrale la costruzione di questi monoliti di pietra cominciò a diminuire, anche se moltissimi Balbali sono sopravvissuti e sono comunque rimasti intatti all’avvento della nuova religione a testimonianza della cultura preislamica di queste regioni.
Purtroppo, però, a partire circa dal secolo scorso queste statue vengono rubate da privati per finire nelle loro collezioni dall’altra parte del mondo.
È probabile che alcuni sparuti Balbali ancora oggi si trovino in mezzo al nulla, non segnalati da nessuna indicazione o protetti da alcuna recinzione, questo perché se molti Balbali si trovano in luoghi sicuri e protetti, dentro parchi, recinti o musei, ne esistono ancora alcuni che si trovano dove sono stati posizionati dagli antichi nomadi, quindi anche in luoghi remoti e impervi.
Questa fondamentale eredità dei popoli della steppa non deve infatti andare assolutamente perduta. Fortunatamente la maggior parte della popolazione Kirghiza rispetta molto i propri antenati, capita infatti a volte di trovare intere famiglie nei parchi che mangiano di fianco ai Balbali o che offrono loro qualcosa, in quanto ciò rappresenta il proseguimento della tradizione.
Se nel corso della storia l’umanità ha pianto i propri morti in modi diversi, oggi come in passato siamo però tutti accomunati dal desiderio di preservare la memoria dei nostri cari per le generazioni future.