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Nella terra dei Cafiri, gli ultimi pagani

Articolo di Antonio Ratti – BBC History

Articolo di Antonio Ratti uscito su BBC History

Nella terra dei Cafiri gli ultimi pagani

«Ci vennero incontro un gruppetto di ragazzi […] con un secchio pieno d’uva. Chi li aveva avvertiti del nostro arrivo? Mistero! […] Dirò subito che [il loro] aspetto fisico […] e le loro vesti, differivano ben poco da quelli dei loro vicini musulmani nel resto del Chitral. Soltanto i loro sguardi, i loro sorrisi, i loro gesti furtivi e felini, avevano un non so che di faunesco e facevano venire in mente gli zingari. Erano forse manifestazioni tipiche di popoli vissuti a lungo in minoranza, abituati a cercare la salvezza nel vagabondaggio o nell’isolamento?». È così che Fosco Maraini, antropologo, orientalista, alpinista e scrittore italiano, fa conoscenza – era il lontano 1959 – con i Cafiri, un popolo enigmatico che ancora oggi vive in alcune valli del distretto settentrionale del Chitral, tra le impervie e selvagge montagne dell’Hindu Kush, in territorio pachistano, ma che fino alla fine del XIX secolo occupava un territorio ben più vasto anche sul versante afghano. Su queste genti si sono spesi, e si continua a farlo, fiumi di inchiostro. Secondo alcune leggende, molto dure a morire, sarebbero i discendenti di un contingente di soldati macedoni stanziatisi in questi luoghi remoti nel corso della celebre avanzata di Alessandro Magno nel cuore del continente asiatico nel IV secolo a.C. Ma si tratta di pura fantasia in quanto non è mai stata fornita una singola prova a conferma di questa ipotesi, senza dimenticare che il grande condottiero non sembra essere mai passato da quelle parti. Una cosa è certa, i Cafiri non hanno alcuna relazione con le popolazioni di religione musulmana che li circondano, sia sul piano linguistico che culturale. Per non parlare delle loro credenze politeiste (non per nulla i musulmani con il termine Kafir intendono proprio i pagani).

La religione Cafira

La religione degli odierni Kalash è ormai solo un ricordo di quella professata in passato dal resto della popolazione cafira prima che fosse, in parte, convertita all’Islam. Lo si capisce leggendo gli affascinanti resoconti lasciati da Robertson alla fine del XIX secolo. Risalire alle credenze più antiche, oggi, è un compito improbo perché mancano fonti dirette. Gli studiosi di religioni, però, attraverso un attento esame delle tradizioni rimaste, sono riusciti a fornire alcuni dati interessanti. I Cafiri praticavano una forma di animismo e un culto degli antenati mescolato con elementi dell’antica religione indo-iranica. Richard Strand, che ha trascorso tre decenni nell’Hindu Kush, ha scritto: «Prima della loro conversione all’Islam, queste genti praticavano una forma di induismo antico, infuso con accrescimenti sviluppati localmente. Riconoscevano un certo numero di divinità simili a esseri umani che vivevano nel mondo delle divinità invisibili». In sostanza, una forma di religione politeista, al cui vertice campeggiava Imra (dio della creazione), accompagnato da tutta una serie di divinità minori come Moni, Dizane, Krumai e Nirmali. Tra queste Gish, dio della guerra, era molto amato e rispettato dalla popolazione. Anche Jestak, dea della vita domestica, della famiglia e del matrimonio, ricopriva un posto molto importante. A ciascun dio erano riservate specifiche cerimonie consistenti in danze e sacrifici di animali (capre, montoni e buoi) che, una volta uccisi, venivano mangiati dai partecipanti.

L’articolo completo è visibile sulla rivista BBC HISTORY n.166 acquistabile QUI

Nella terra dei Cafiri, gli ultimi pagani

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Nella terra dei Cafiri, gli ultimi pagani

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